“Taci con gli sbirri” – dallo stupro di Parma in poi

“Taci con gli sbirri” – dallo stupro di Parma in poi

Lo stupro di Parma non è stato solo un episodio di violenza. È stato anche il momento in cui molte attiviste hanno visto emergere una contraddizione profonda dentro ambienti che si dichiarano libertari, antagonisti, anti-autoritari: l’incapacità — o il rifiuto — di affrontare davvero la violenza e gli abusi all’interno delle proprie reti sociali e politiche. Lo slogan “taci con gli sbirri” è diventato, nei fatti, una pressione esercitata sulle vittime affinché non denunciassero, non parlassero, non rompessero l’equilibrio interno dei gruppi.

A distanza di anni, poco sembra essere cambiato.

Ancora oggi esistono contesti in cui chi denuncia ad esempio  lo stalking viene percepita come un problema più grave delle violenze denunciate. Ci è noto il caso di una donna vittima da  molti mesi di stalking (in senso stretto), persecuzione  reiterata e pianificata nel dettaglio da parte di più individui  – con pesanti e documentate conseguenze psicofisiche, sociali ed economiche fino all’autolesionismo e oltre — che dopo aver sporto denuncia è stata progressivamente isolata ed esclusa da ambienti sedicenti libertari. Non risultano percorsi collettivi di tutela, né processi interni trasparenti di chiarimento dei fatti e soprattutto di messa in sicurezza della persona coinvolta. Ancora una volta, il peso sociale è ricaduto su chi ha denunciato.

La pressione esercitata nei suoi confronti ha prodotto conseguenze concrete: riduzione quasi totale della presenza pubblica, tentativi di isolamento dai contesti politici e sociali, contatti preventivi verso organizzatori di eventi per ottenerne l’esclusione, azioni mirate a ostacolare il sostegno economico all’attività  che gestisce.

Rivendicare pratiche alternative alla giustizia statale avrebbe senso solo se esistessero reali strumenti collettivi di accountability, protezione e gestione dello stalking. Ma troppo spesso questi strumenti non esistono, oppure vengono applicati in modo reazionario,  opaco e arbitrario. Il risultato concreto è che le donne colpite da stalking (o stupro)  restano prive sia di tutela interna sia di legittimazione a rivolgersi all’esterno.

Quando una comunità delegittima chi denuncia ma non costruisce alcuna reale alternativa di protezione, il rischio è che l’anti-autoritarismo si trasformi semplicemente in impunità informale. Il problema non è rifiutare le istituzioni. Il problema è usare quel rifiuto per lasciare sole le persone più vulnerabili.

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